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Il velo da sposa nella storia

Pubblicato da emma il

Il velo da sposa affonda le sue radici nell’antica Roma.

Era chiamato  “flammeum” , aveva dei colori molto accesi quali il rosso e il giallo vivo e l’arancio che riportano ai colori del fuoco. Sul flammeum era poggiata una corona intrecciata di maggiorana e verbena poi sostituita, in età imperiale, da una di mirto e fiori d’arancio: tale corona simboleggiava la vittoria della sposa che, fino a quel momento, aveva protetto la sua verginità dagli attacchi della passione.  Durante la cerimonia anche il futuro marito veniva coperto con il velo.

E’ incerto il significato del flammeum in quanto secondo alcune fonti aveva un significato positivo e di buon auspicio mentre secondo altre interpretazioni rappresentava la reclusione nelle pareti domestiche e la conseguente rinuncia alla libertà.

Tra il Medioeveo e il Rinascimento ci informa la scrittrice Maria Mellinger Mcbride nel “Il grande libro dell’abito da sposa” che il velo ebbe dei momenti di alternanza tanto che poteva essere addirittura considerato inopportuno se la moda del momento non lo acclamava. 

Sicuramente possiamo dire che il velo da sposa acquista con l’andare del tempo maggiore importanza.

Rinascimento

Durante il Rinascimento il matrimonio diventa un evento sociale in cui lo sfarzo inizia a prendere piede e il velo diventa un lungo strascico che avvolge e protegge la sposa; era ancora colorato e realizzato in tessuti preziosi

Ottocento

Durante l’Ottocento, con il periodo del Romanticismo, il velo da sposa inizia a diventare un accessorio importante insieme ai guanti di pizzo, la borsetta e il bouquet di fiori d’arancio. Il velo da sposa mantiene il simbolismo della verginità e il momento in cui la sposa lo solleva per mostrarsi al marito rappresenta l’atto di donarsi pura a lui.

Novecento

Nel Novecento il velo da sposa diventa ormai un accessorio imprescindibile da allinearsi con le mode e le tendenze dei vari anni fino a oggi.

1920

Il velo è un lungo strascico, spesso realizzato con un unico strato ma decorato ed arricchito con pizzi e merletti. Viene fermato nel capo come se fosse una cuffia (cloche veil) e copre del tutto i capelli e buona parte della fronte dove viene posto il diadema  o una coroncina di fiori o una fascia.

Foto dal Web

1940

Nel 1940 a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale e del periodo di difficoltà economica che ne conseguì il velo da sposa diventò un accessorio di lusso e le ragazze per poterlo uguelmente indossare lo realizzarono con tende in pizzo e altri tessuti di arredamento. Il velo si fece via via più corto divenendo una veletta. Come detto prima le spose più abbienti continuarono ad indossare veli lunghi fissati all’estremità da preziose tiare.

1970

Sicuramente particolari sono gli anni ’70. Con la “flower power revolution” i veli da sposa vengono semplificati. Le spose preferiscono veli lunghi e fluttuanti, abbelliti con fiori. Molto utilizzati anche i cappelli a tesa larga e le ghirlande di fiori (bellissimo ricordo del matrimonio di mia madre che usò proprio un capello bianco a tesa larga)

Verranno utilizzati in prevalenza colori panna, crema e avorio, e si ricamano tessuti nuovi, provenienti dalla moda di tutti i giorni.

1980

In questi anni esplodono i tessuti lavorati, gli abiti a sirena, le acconciature lavorate.

Il velo in questi anni è elemento di decoro, da tener davanti solo all’entrata in chiesa, o fino al momento del bacio in base alla volontà della sposa.

Fonti: Maria Mellinger Mcbride nel “Il grande libro dell’abito da sposa”; www.vintachic.it; www.altezzareale.com;


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